Demme-Ruiz-Zielinski: il progetto di Gattuso riparte forte dal trio di centrocampo

Diego Demme, 28 anni. Lapresse

Il Napoli sta costruendo il futuro partendo dalla mediana. E il confronto con i centrocampi azzurri degli ultimi anni dice che…

La concretezza, sicuramente. Ma se all’essenzialità ci si aggiunge anche la qualità, allora l’equilibrio è garantito. Caratteristiche che sono facilmente riscontrabili nel centrocampo del Napoli, duttile dal punto di vista tattico, che è stato completato a gennaio scorso con l’ingaggio di Diego Demme. Un inserimento necessario, che ha consentito a Rino Gattuso di riportare Piotr Zielinski e Fabian Ruiz nelle loro posizioni naturali.

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Cordoba e l’amore nerazzurro: “Per l’Inter rifiutai il Real Madrid! Giocare a Milano era il mio sogno”

Ivan Ramiro Cordoba è stato uno degli eroi dello storico Triplete dell’Inter conquistato nel 2010. Centrale di difesa con il vizio del gol, ha giocato 12 stagioni e mezza in nerazzurro, diventando un idolo per i tifosi ed anche un perno per la sua nazionale. Raggiunto ai microfoni di Sanlorenzoprimero.com, ha raccontato il suo addio al San Lorenzo e l’approdo a Milano, nel lontano 2000. Inoltre, l’ex difensore colombiano ha confessato di aver rifiutato più volte il Real Madrid.

DAL SAN LORENZO ALL’INTER – “Quando giocai l’ultima partita con il San Lorenzo, ero già in trattativa con l’Inter e tutti sapevano del mio futuro. I tifosi mi urlavano: “Ivan, non andare, facciamo una raccolta per trovare i soldi che darebbero i nerazzurri”. Fu molto emozionante. A Buenos Aires io e mia moglie ci trovavamo molto bene, ma poi l’interesse dell’Inter rese la scelta molto più facile.

RIFIUTO AL REAL MADRID – “Quando ero al San Lorenzo, il Real Madrid mi cercò e fece un’offerta importante. Il rapporto tra i due club era ottimo e mi dissero che gli spagnoli avrebbero pagato di più rispetto all’Inter e a me avrebbero offerto un contratto migliore. Io dissi al presidente che nessuno mi avrebbe fatto cambiare idea, volevo solo l’Inter”.

AMORE PER L’INTER – “Quando ero all’Inter diedi la mia parola a Massimo Moratti che sarei rimasto lì per molti anni. Il Real Madrid mi cercò ancora: quando Cambiasso arrivò a Milano da Madird, mi disse che Florentino Pérez gli aveva affidato una missione e che mi avrebbe portato in Spagna. Io dissi ancora no, volevo stare all’Inter. Non avevamo ancora vinto nulla, i titoli sono arrivati ​​dopo. Quella decisione è stata più che rimborsata, indipendentemente dai soldi che avrei ricevuto”.

Balo si ripresenta all’allenamento, il Brescia non lo sa e lo allontana

Balotelli. Ansa

L’attaccante è arrivato puntuale al centro di Torbole Casaglia, ma un addetto non lo ha fatto entrare. ll club ha fatto sapere che il motivo per cui non poteva far entrare il giocatore risiede nell’assenza dei tempi tecnici per consentire l’anticipo della chiusura della malattia

Mario Balotelli questa mattina si è presentato venti minuti prima delle 9 al centro sportivo di Torbole Casaglia e dopo un breve conciliabolo con un dipendente della società è tornato a casa. Mario, lasciando il centro sportivo, si sarebbe lasciato andare anche a una frase ironica con i giornalisti presenti: “Adesso dite che non voglio allenarmi…”.

BRACCIO DI FERRO—   La diatriba tra lui e Massimo Cellino, quindi, si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo il certificato medico per gastroenterite (che scadeva martedì 9 giugno), il ricorso del club per risolvere unilateralmente il contratto e ora la negazione della struttura per allenarsi. E adesso?

Madrid si candida per ospitare la finale di Champions. Oggi incontro Macron-Le Graet

Afp

Coronavirus: le ultime notizie dall’Italia e dal mondo legate al mondo dello sport

Gli ultimi aggiornamenti sullo sport, dall’Italia e dal mondo, legati all’emergenza coronavirus.

ORE 22.55 – FRANCIA, DOMANI MACRON INCONTRERÀ LE GRAET—   “Il Presidente della Repubblica incontrerà il Presidente della FFF sulle conseguenze della crisi Covid-19 sul calcio francese e sulle sfide della ripresa economica del settore”. Questa la nota diffusa dall’Eliseo in serata. L’incontro tra Macron e il Presidente della Federcalcio francese è in programma domani alle 17.

La ministra dello sport, Roxana Maracineanu, ha dichiarato oggi di non poter escludere l’idea di organizzare le finali della Coppa di Francia e della Coppa di Lega questa estate, assecondando i desideri della Federazione francese. Entrambe le competizioni erano arrivate alla vigilia dell’ultimo atto quando è arrivata la sospensione in Francia.

Chiesa e Tonali nel mirino: è un’Inter che vede sempre più azzurro

Barella e Sensi. Getty

Gli obiettivi di mercato confermano la tendenza iniziata con Barella, Bastoni e Sensi: dopo decenni con quasi solo stranieri i nerazzurri vogliono costruire uno zoccolo giovane e italiano

L’intervista dell’ad Beppe Marotta alla Gazzetta conferma una tendenza già in atto da almeno un anno: l’Inter vuole avere sempre più un’anima italiana. Non a caso tra i grandi obiettivi per la prossima stagione ci sono due giovani talenti azzurri come Chiesa e Tonali. Senza trascurare che in rosa ci sono già 12 elementi su 28, tra cui gioiellini del vivaio come Esposito e Pirola, un giovane che si è già preso il futuro come Bastoni, dei senatori come Candreva e Ranocchia, ma soprattutto due colonne del centrocampo della Nazionale come Barella e Sensi, arrivati appunto la scorsa estate.

Roma, Veretout imprescindibile per Fonseca. Ma il Napoli non molla…

Jordan Veretout, prima stagione alla Roma. Lapresse

Il centrocampista francese è il giocatore di movimento schierato in più occasioni dal tecnico giallorosso. In estate, però, gli azzurri torneranno alla carica, sfruttando la fame di plusvalenze del club capitolino

Una doppia partita, fuori e dentro il campo. È quella che aspetta Jordan Veretout da qui alla fine della stagione, lui che adora le sfide e non vorrebbe perdere mai neanche con le due amate figlie, Kaylie e Aalyah. E sarà così anche questa volta, con Fonseca che lo tiene in grandissima considerazione per il presente e per il futuro e il Napoli che sta lì, pronto eventualmente a sferrare l’attacco sul mercato.

IN CAMPO—   Veretout finora è stato il giocatore più utilizzato in assoluto da Fonseca. Non nei minutaggi assoluti, ma nel numero di partite. Il francese, infatti, è stato scelto dal portoghese in 34 occasioni, al pari del solo Pau Lopez, che però fa il portiere ed è una scelta quasi naturale. Tra i giocatori di movimento, invece, nessuno ha giocato le partite di Veretout, gli si sono avvicinati i leader Kolarov e Dzeko (per entrambi 32 gare a testa) e poi Gianluca Mancini, con 31 partite.

Questo, sostanzialmente, vuol dire che Fonseca ha una fiducia infinita in Veretout, che poi di fatto è l’unico giocatore da box to box che ha a disposizione il tecnico portoghese. Corre, tampona, pressa e riparte. Un centrocampista moderno, di quelli che in una squadra pesano come macigni. Perché se c’è da difendere Jordan c’è sempre, esattamente come quando c’è da offendere. Lui è lì, pronto a dare una mano. Ecco perché nelle 14 partite che mancano da qui alla fine (soglia minima, tra le 12 di campionato e le due di Europa League contro il Siviglia) è facile che Veretout continui a giocarne più di tutti. Indispensabile, lo definirebbe qualcuno.

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Napoli, Gattuso ci dà un taglio… E ora la Serie A può davvero ripartire

Rino Gattuso, prima e dopo il taglio

Durante il lockdown il tecnico azzurro ha lasciato crescere barba e capelli, promettendo che li avrebbe tagliati solo alla ripresa del campionato. E dopo le parole di Spadafora di ieri…

Adesso è ufficiale: il campionato riprenderà. A deciderlo non sono state commissioni di esperti, ma le forbici e il pettine di Carmine Aliperta, il barbiere di diversi giocatori del Napoli. È successo domenica, quando Rino Gattuso ha deciso che era ora di darci un taglio, visto che durante la clausura per pandemia aveva deciso di non ricorrere nemmeno al rasoio elettrico per dare una spuntata al cespuglio che gli copriva buona parte del volto e comunemente definito barba.

Quasi tre mesi a far crescere capelli e peluria in maniera incolta e a chi gli chiedeva se si fosse tagliato il tutto con la riapertura dei coiffeur rispondeva come in un mantra: “None. Se non ricomincia il campionato non me li taglio”. Per cui la decisione proprio nel giorno in cui anche il ministro Spadafora ha parlato più in concreto di ripresa della Serie A, appare un segnale preciso.

A Trigoria tornano le partitelle. Ma il protocollo rimane rigido

Pulo Fonseca a Trigoria. LaPresse

Fonseca per la prima volta può testare le condizioni dei suoi dopo 20 giorni di lavoro solo atletico. Ma spogliatoi sempre vietati, così come i contatti con le persone extra squadra

Allenarsi in gruppo sì, fare la partitelle anche, ma tutto nel mantenimento di un protocollo molto rigido. Ha ripreso ad allenarsi stamattina la Roma di Fonseca, con il tecnico che per la prima volta potrà testare le condizioni dei suoi calciatori dopo tre settimane di lavoro prettamente atletico.

I giocatori sono arrivati alla spicciolata a Trigoria, con l’umore decisamente più alto rispetto agli ultimi tempi: non possono ancora usufruire dello spogliatoio, si cambiano come sempre in camera singola dove poi fanno la doccia, i pasti sono in porzioni monouso, e i contatti con le persone extra gruppo squadra vietati, ma, almeno, in campo c’è la possibilità di sfidarsi. In partitelle a tema tattico (Fonseca vuole lavorare sulla difesa a 3), ma anche su esercizi di carattere più ludico, tipo le gare sui calci piazzati. E dopo tre mesi in solitaria questo fa tutta la differenza del mondo.

Coppa, vacanze e quarantena: Kessie sempre in ritardo, ma alla fine vince lui

Franck Kessie, 23 anni, al Milan dal 2017-18. LaPresse

Il Milan aspetta l’ivoriano come era successo anche in estate, ma senza ansia: le rincorse lo premiano

Sembra un déjà-vu: tutti al lavoro tranne lui. Era successo questa estate, quando Franck Kessie si era unito ai compagni del Milan con un mese di ritardo rispetto all’apertura del cantiere, ed è ricapitato adesso che la banda Pioli si è rimessa a correre in vista della ripresa di metà giugno.

Oggi a Milanello si torna a faticare tutti insieme, con la possibilità di giocare partitelle in undici contro undici e di lavorare come in tempi pre-Covid sulla tattica, ma Kessie dovrà aspettare ancora fino al weekend, quando il lucchetto della quarantena obbligatoria cui si è sottoposto dopo il complicato rientro dalla Costa d’Avorio potrà finalmente saltare: allora Franck dovrà ridurre il gap con chi è più avanti nella preparazione, ma la sfida non lo spaventa.

Arthur, Arthur, Arthur. Ecco perché la Juve non vuole altri giocatori dal Barcellona

Arthur, 23 anni, in allenamento col Barcellona. Getty

Lo scambio con Pjanic può chiudersi solo con il brasiliano: niente Rakitic e niente Dembélé. I motivi? È una scelta tecnica, economica e di prospettiva

La trattativa più lunga dell’estate è una serie tv che gira intorno a due personaggi: Arthur e Pjanic. In ogni puntata entrano ed escono attori non protagonisti – Rakitic, Todibo, Dembélé, ovviamente Mattia De Sciglio – ma tutto dipende dai due grandi nomi. La Juventus in particolare è decisa a non chiudere lo scambio senza l’ok di Arthur – sul via libera di Pjanic al Barça non ci sono dubbi – e la scelta a prima vista può sorprendere. Ecco i motivi.