Cannavaro e quella Italia unita: “Berlino nel cuore: ieri come oggi insieme più forti”

Il capitano: “Ci rialzeremo, non abbiate paura di avere coraggio”. Lunedì in regalo il poster plastificato con il tricolore e “Tutto vero!”

“La cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno” sosteneva Andy Warhol. Ci sono immagini che ti fanno vibrare anche a distanza di tanto tempo. Come quella prima pagina della Gazzetta dello Sport: “Tutto vero!”.

Qualcosa che resta scolpito nella mente degli appassionati come i tanti frame del campionato del mondo vinto a Berlino da un gruppo fantastico di campioni, di uomini. Al centro di quella prima pagina, la più venduta di sempre nella storia dei quotidiani italiani, campeggia la foto di Fabio Cannavaro. “Io con la Bambina, perché così abbiamo chiamato la Coppa tanto desiderata noi della squadra”.

Cerezo: “Alla Roma sarei rimasto volentieri. Contro il Liverpool tifosi indimenticabili”

L’ex centrocampista giallorosso racconta l’addio nel giorno dei suoi 65 anni: “Il club aveva altri progetti per me, potevo solo giocare bene la finale con la Samp”

Toninho Cerezo compie 65 anni. Il brasiliano ha fatto la storia della Roma, anche a livello ‘cinematografico’. L’ex centrocampista, che ha vestito la maglia giallorossa tra il 1983 e il 1986, si è raccontato ai microfoni della tv ufficiale della Roma:

Se ripensi alla tua vita, che ricordi ti vengono in mente?
In questo momento della mia vita penso alla mia famiglia, ai miei nipoti, ma quando si parla di Roma è un discorso più ampio. Ci sono tanti miei amici lì, ho giocato tre anni a Roma, ma da quello che mi sembra sono rimasto nei pensieri dei tifosi romanisti. È difficile dimenticare la Roma, la città e i romani. I romani sembrano un po’ brasiliani. Ora ho 65 anni e penso alla fortuna che ho avuto di giocare a calcio, giocare tanti anni in Italia, a Roma ed alla Sampdoria.

Kluivert non vede l’ora di ricominciare: “Basta con gli allenamenti in giardino…”

Justin Kluivert. LaPresse

L’olandese impaziente in una diretta Instagram.Il Ceo della Roma Fienga: “Il nostro protocollo è già pronto”

“Non vedo l’ora di ricominciare”. In questa semplice frase di Justin Kluivert in diretta su Instagram c’è tutto lo spirito dei giocatori della Roma. L’astinenza da calcio e allenamenti si fa sentire, in molti si sono affidati anche a mental coach e personal trainer privati per trovare ancora più energie e c’è chi, come Perotti, ha iniziato a provare nuove discipline come lo yoga per ingannare il tempo e tranne nuovi benefici.

L’attaccante olandese, che in questa stagione aveva trovato continuità di rendimento dopo un primo anno complicato, ha spiegato: “Sto bene, sono a casa al sicuro. Mi alleno nel giardino con mio cugino, speriamo di poter tornare in campo prima possibile”.

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Corso boccia Eriksen… con “speranza”: “Una delusione, ma ha tutto per essere un top player”

Mario Corso, 78 anni, leggenda dell'Inter BOZZANI

La leggenda nerazzurra sul danese: “Uno specialista delle punizioni: era dai tempi di Recoba e Sneijder che l’Inter non ne aveva uno così. Gli manca solamente un po’ di quantità”

Sembra impossibile definire “flop” un giocatore come Christian Eriksen: “Un potenziale top player che, a Milano, ha tutto per esplodere e fare la differenza”. E se lo dice uno che, con la maglia dell’Inter, ha segnato 95 gol in 503 presenze ufficiali, vincendo quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Intercontinentali, beh… c’è da credergli. Mario Corso non risparmia il talento danese (un gol e un assist in 348’ giocati contando tutte le competizioni), arrivato a gennaio dal Tottenham per 20 milioni di euro, ma vuole comunque tendere la propria mano per “caricarlo” in vista di un futuro che, a suo dire, sarà luminoso.

Trent’anni fa quell’ultimo gol di Maradona in Serie A

Il sinistro vincente di Diego Maradona a Bologna: gol del 2-0, la partita finirà 4-1. Vittoria decisiva per lo scudetto AP

Bologna, 22 aprile 1990: Diego segna l’ultima rete su azione in Serie A. Sarà scudetto. L’anno dopo? Solo rigori.

Rimessa laterale di Crippa dalla fascia destra, Diego fa un contromovimento esterno-interno, fa scivolare il pallone mentre il mitico Villa cerca (inutilmente di restargli attaccato), lo tocca due volte per portarselo avanti e poi piazza un sinistro potente e imprendibile per il portiere. Gol. Due a zero.

Non è una partita qualsiasi: è la penultima giornata di campionato, Bologna-Napoli, finisce 2-4. È il 22 aprile 1990, lo stesso giorno della fatal Verona, la sconfitta del Milan al Bentegodi con il gol in pallonetto di Davide Pellegrini e le espulsioni di Sacchi, Rijkaard, Van Basten che si toglie la maglia, Costacurta.

Milan, molto passa da Ibra: Bonaventura e Biglia ai saluti, Kjaer e Saelemaekers “sperano”

Zlatan Ibrahimovic, 38 anni, e Giacomo Bonaventura, 30 LAPRESSE

Cosa farà lo svedese? Jack è una chance di mercato, via l’argentino. E c’è la questione-riscatti…

Molto, se non tutto, ruoterà attorno a Zlatan Ibrahimovic: dei sei calciatori rossoneri che (sulla carta) il 30 giugno saranno liberi – chi per un contratto in scadenza, chi se non venisse esercitato il riscatto – lo svedese è certamente il nome più pesante. Contratto valido fino al termine della stagione con ingaggio da circa 3 milioni di euro, l’opzione per il prolungamento scatterebbe nel caso in cui raggiungesse determinati obiettivi personali (legati al numero delle presenze, quindi facilmente raggiungibili). Poco più che una formalità, perché di fatto sarà quasi ed esclusivamente Zlatan a decidere se proseguire o meno in rossonero. Chi, invece, certamente saluterà è Giacomo Bonaventura. Con lui, Lucas Biglia.

DOPPIO RIENTRO A CASA?—   Per entrambi, ci sono pochi dubbi: non rientrano nei piani del club e il loro futuro sarà lontano da Milano. Il centrocampista ex Lazio (solo sette presenze e un assist in campionato) potrebbe tornare nella sua Argentina, mentre Jack (17 match e due gol in questa Serie A, due e uno in Coppa Italia) rappresenta una grande occasione di mercato: dura che l’agente Mino Raiola (lo stesso di Ibra e Romagnoli) non riesca a trovare la “quadra”. Non a caso, si parla già di Fiorentina, Lazio, Roma e Atalanta, per quello che sarebbe un grande ritorno a casa. A Bergamo ci penseranno?

Zola: “Gli eroi del Cagliari 1970, caparbi come i sardi”

Gianfranco Zola esulta nella sua unica stagione in serie A con il Cagliari, 2004-2005. Ap

L’ex fantasista: “Tra la Champions col Chelsea e la B col Cagliari scelsi la mia terra: mai pentito”

“Una maglia di Gigi Riva tra i mie ricordi c’è. Fa parte dei miei cimeli. un tesoro”. Gianfranco Zola, 53 anni, torna bambino quando gli parli del Cagliari dello scudetto. Aveva quattro anni Gianfranco, e viveva nel nuorese, quando ci fu l’impresa. Non immaginava che sarebbe diventato il calciatore sardo più famoso del mondo.

Oggi che il trionfo rossoblù si celebra, Zola lo sente e lo vive più da vicino. Perché prima che il disastro del 2020 si impossessasse di noi, lui, sua moglie Franca e i figli sono tornati in Sardegna nella casa di Puntaldia dove nel 2003 disse sì al Cagliari per riportarlo in serie A e chiudere con la 10 rossoblù una straordinaria carriera.

Dybala incontra Del Piero: è la notte del “10” su Instagram

Alex Del Piero e Paulo Dybala.

Presente e passato dei bianconeri s’incontrano in una diretta sui social per tutti i tifosi. Tra stima e quella sfida ancora da completare…

Chiamatela pure la “noche del diez”, come un famoso programma argentino dedicato a Maradona. Stasera alle 20.45 Instagram sarà la piattaforma dove due numeri dieci d’eccezione incontreranno insieme i fan. Da una parte il “10” di oggi della Juventus, Paulo Dybala, dall’altra uno dei “10” storici, la bandiera, il capitano, Ale Del Piero. Un appuntamento imperdibile per i tifosi bianconeri.

MAGIA—   Dybala ha segnato l’ultimo gol della Juventus nel 2019-20, prima dello stop per il coronavirus. E che gol, un tocco da maestro al termine di un’azione sensazionale contro l’Inter, la rivale numero uno. Insomma, un gol da “10” vero, che sarà piaciuto di sicuro a Del Piero. Il buon Ale già in passato ha ammesso che nell’arte del dribbling, la Joya gli è superiore.

E certe prodezze di Dybala gli danno anche ragione. C’è però un’altra specialità in cui ritiene di essere davanti all’erede in maglia bianconera: le punizioni. Tanto da lanciare una sfida allo stesso Dybala, sfida che attende ancora di essere consumata. Chissà che anche stasera non glielo ricordi.

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Paquetà e la forza di Benicio per cambiare volto alla stagione

E’ il 10 febbraio 2019: Lucas Paquetà esulta con Piatek dopo il gol al Cagliari. LaPresse

Il brasiliano del Milan fresco papà: energie fresche e stimoli per tornare motivato e aiutare i rossoneri nel rush finale

Osservando questa foto, all’occhio dei tifosi rossoneri non sfuggirà il particolare. Sì, esatto, è della scorsa stagione. Risale al 10 febbraio 2019 per l’esattezza, e abbiamo scelto questa perché rappresenta l’unica esultanza di Paquetà con la maglia del Diavolo. Con una domanda che in pratica si formula da sola: quanto occorrerà ancora aspettare per rivedere il brasiliano festeggiare?

SERVE LA SVOLTA—   Ora che forse, finalmente, si inizia a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel di un campionato congelato dall’emergenza sanitaria, occorre anche capire quali potrebbero essere i giocatori capaci di dare una mano importante in vista del rettilineo finale. Giocatori che magari nella prima parte di stagione sono mancati all’appello – ce ne sono diversi, e per diverse ragioni – e che si candidano per un ruolo da protagonisti quando, alla ripresa dell’attività, alcune dinamiche tattiche e di spogliatoio potrebbero essere cambiate rispetto al rompete le righe di un mese fa. Fra i giocatori sotto i riflettori c’è senz’altro Paquetà, che nelle ultime tredici partite di campionato ha giocato titolare soltanto una volta, contro il Torino. I minuti in campo, nell’arco di queste partite, sono stati 154. Una miseria.

“Inzaghi Lab” sempre aperto: così nasce la nuova Lazio

Simone Inzaghi con Ciro Immobile. Getty Images

Il tecnico e i suoi collaboratori tra chat ed esperimenti tattici. Anche sull’ormai consolidato 3-5-2

Sarà pure smart working, ma la mole di lavoro non è diminuita. Tutt’altro. Anche se da remoto, Simone Inzaghi in questi giorni allena due squadre. Una è quella propriamente detta, con la quale non si stanca mai di dialogare attraverso le chat di gruppo (ieri conference call in cui è intervenuto pure Lotito: si è accennato alla questione stipendi, ma non è stata presa alcuna decisione). L’allenatore segue i suoi giocatori come un fratello maggiore estremamente premuroso.

E così si fa vivo in continuazione per dare le direttive sul lavoro da svolgere, ma anche per dispensare consigli. C’è poi un’altra squadra che Inzaghi deve curare, con la quale è in stretto contatto quanto l’altra. È quella dei suoi collaboratori tecnici, che consta di undici elementi, proprio come una formazione di calcio.