Napoli, grande cena a Posillipo per festeggiare la Coppa Italia

La festa dopo la vittoria a Roma. Ap

Ha organizzato tutto il capitano Insigne: lo scenario è su una delle più belle terrazze che si affaccia sul golfo di Napoli

L’idea è stata di Lorenzo Insigne. D’accordo coi compagni, ha organizzato la cena per festeggiare la Coppa Italia appena conquistata. La festa è iniziata nella serata di venerdì, presenti tutti i giocatori con le rispettive compagne oltre a Rino Gattuso e il suo staff. Dell’organizzazione, dicevamo, se n’è occupato personalmente il capitano che ha scelto pure la location.

Lo scenario è quello di Riserva RoofTop, una delle più belle terrazze che si affaccia sul golfo di Napoli. I giocatori hanno raggiunto via Manzoni, sulla collina di Posillipo, ciascuno per conto proprio. Il menù della serata è abbinato ai sapori mediterranei.

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Juve, è notte fonda a centrocampo: servirebbe un Kanté

N'Golo Kanté in azione con la maglia della Francia

Mai vista una grande squadra che non avesse un grande centrocampo. E la Juventus da due anni ne è chiaramente sprovvista

Ci sono stati solo due bei momenti, nella infelice prova della Juventus di mercoledì scorso: la scelta di Andrea Agnelli di partecipare alla premiazione dei giocatori del Napoli che avevano, meritatamente, vinto la coppa e la bellissima prestazione di Gigi Buffon, un ragazzo più che quarantenne che ha evitato ai bianconeri di essere ancora più umiliati.

Moratti ricorda Corso: “Il mio preferito, Pelè lo voleva nel Brasile…”. L’Inter: “Campione eterno”

Mario Corso ed il tecnico Helenio Herrera, due miti dell’Inter

L’ex presidente interista: “Anche mio padre lo adorava, e lui rimase sempre vicino alla nostra famiglia. Era un piacere vederlo giocare”. Il sindaco di Milano, Sala: “Una delle più belle persone mai conosciute”

La morte di Mario Corso, mancino d’oro della Grande Inter di Helenio Herrera, ha fatto rapidamente il giro dei social per i ricordi dei tifosi non solo interisti. Proprio il club nerazzurro è stato il primo a ricordare l’ex giocatore con un tweet: “È scomparso Mario Corso, interista, campione eterno dotato di infinita classe. Con il suo sinistro ha incantato il mondo in una squadra che ha segnato un’epoca. I pensieri e l’affetto di tutti noi vanno alla famiglia in questo momento difficile”.

Napoli, De Laurentiis compra: pronti 22 milioni per Gabriel

Gabriel dos Santos Magalhaes in azione. Afp

Vicinissimo il doppio accordo col Lilla per il difensore e la punta Osimhen. Fascia sinistra: Karbownik in pole. Ad agosto c’è Rahmani dal Verona. Potrebbe partire Koulibaly

La coppa Italia è soltanto l’inizio del grande progetto tecnico avviato da Aurelio De Laurentiis. Il Napoli sarà tra le grandi anche per gli anni futuri, non ci sarà alcun ridimensionamento della spesa per quanto riguarda gli investimenti. Il club è già oltre il presente, il presidente ha ambizioni europee, che può permettersi. La sua capacità imprenditoriale ha reso il Napoli un’azienda solida, in grado di poter spendere senza il problema dell’indebitamento.

Risorse liquide per oltre 100 milioni ne garantiscono la forza economica e, sotto certi aspetti, ne giustificano le pretese. Il Napoli del futuro è in progress, Cristiano Giuntoli è attivissimo sul mercato. L’ultima trattativa riguarda Gabriel Magalhaes, difensore centrale del Lilla. Dalla Francia arriva l’indiscrezione che il diesse napoletano per ingaggiare il brasiliano avrebbe proposto un accordo sulla base di 22 milioni di euro, mentre al giocatore verrebbe garantito uno stipendio di 2 milioni di euro a stagione per i prossimi cinque anni. La notizia, in ogni modo, ha trovato conferma negli ambienti napoletani anche se l’operazione dovrebbe completarsi entro il prossimo mese di agosto. Magalhaes è stato seguito anche dal Psg, Chelsea e Everton.

Nel Lilla è arrivato nell’estate 2017 e fin qui ha sommato 52 presenze e 2 gol. L’eventuale ingaggio del difensore brasiliano confermerebbe ancora una volta la volontà del club di cedere Kalidou Koulibaly e di puntare sulla coppia centrale formata da Maksimovic e Manolas, con Rrahmani e Megalhaes a insidiare loro il posto. In agenda, Giuntoli ha anche il nome di Robin Koch del Friburgo.

Juve, Khedira e Matuidi totem nazionali: così Sarri sceglie le mezzali vintage

Khedira e Matuidi con Pjanic e Dybala. Getty

I due 33enni sul tetto del mondo nel ‘14 e ‘18 sono ancora di moda: titolari col Milan. A centrocampo battuti i rivali Ramsey e Rabiot

La Signora sperimenta, poi finisce sempre per affidarsi a quei due saggi campioni del mondo: Sami Khedira e Blaise Matuidi, usato sicurissimo a dispetto degli anni. E a dispetto degli acciacchi: uno ha dovuto “pulire” il ginocchio sinistro, l’altro ha combattuto da vicino contro il coronavirus. La battaglia della mezzali l’hanno vinta loro, così contro il Milan venerdì Sarri rilancerà il professore tedesco e il maratoneta francese. Un pensatore e un corridore.

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Cordoba e l’amore nerazzurro: “Per l’Inter rifiutai il Real Madrid! Giocare a Milano era il mio sogno”

Ivan Ramiro Cordoba è stato uno degli eroi dello storico Triplete dell’Inter conquistato nel 2010. Centrale di difesa con il vizio del gol, ha giocato 12 stagioni e mezza in nerazzurro, diventando un idolo per i tifosi ed anche un perno per la sua nazionale. Raggiunto ai microfoni di Sanlorenzoprimero.com, ha raccontato il suo addio al San Lorenzo e l’approdo a Milano, nel lontano 2000. Inoltre, l’ex difensore colombiano ha confessato di aver rifiutato più volte il Real Madrid.

DAL SAN LORENZO ALL’INTER – “Quando giocai l’ultima partita con il San Lorenzo, ero già in trattativa con l’Inter e tutti sapevano del mio futuro. I tifosi mi urlavano: “Ivan, non andare, facciamo una raccolta per trovare i soldi che darebbero i nerazzurri”. Fu molto emozionante. A Buenos Aires io e mia moglie ci trovavamo molto bene, ma poi l’interesse dell’Inter rese la scelta molto più facile.

RIFIUTO AL REAL MADRID – “Quando ero al San Lorenzo, il Real Madrid mi cercò e fece un’offerta importante. Il rapporto tra i due club era ottimo e mi dissero che gli spagnoli avrebbero pagato di più rispetto all’Inter e a me avrebbero offerto un contratto migliore. Io dissi al presidente che nessuno mi avrebbe fatto cambiare idea, volevo solo l’Inter”.

AMORE PER L’INTER – “Quando ero all’Inter diedi la mia parola a Massimo Moratti che sarei rimasto lì per molti anni. Il Real Madrid mi cercò ancora: quando Cambiasso arrivò a Milano da Madird, mi disse che Florentino Pérez gli aveva affidato una missione e che mi avrebbe portato in Spagna. Io dissi ancora no, volevo stare all’Inter. Non avevamo ancora vinto nulla, i titoli sono arrivati ​​dopo. Quella decisione è stata più che rimborsata, indipendentemente dai soldi che avrei ricevuto”.

Chiesa e Tonali nel mirino: è un’Inter che vede sempre più azzurro

Barella e Sensi. Getty

Gli obiettivi di mercato confermano la tendenza iniziata con Barella, Bastoni e Sensi: dopo decenni con quasi solo stranieri i nerazzurri vogliono costruire uno zoccolo giovane e italiano

L’intervista dell’ad Beppe Marotta alla Gazzetta conferma una tendenza già in atto da almeno un anno: l’Inter vuole avere sempre più un’anima italiana. Non a caso tra i grandi obiettivi per la prossima stagione ci sono due giovani talenti azzurri come Chiesa e Tonali. Senza trascurare che in rosa ci sono già 12 elementi su 28, tra cui gioiellini del vivaio come Esposito e Pirola, un giovane che si è già preso il futuro come Bastoni, dei senatori come Candreva e Ranocchia, ma soprattutto due colonne del centrocampo della Nazionale come Barella e Sensi, arrivati appunto la scorsa estate.

Roma, Veretout imprescindibile per Fonseca. Ma il Napoli non molla…

Jordan Veretout, prima stagione alla Roma. Lapresse

Il centrocampista francese è il giocatore di movimento schierato in più occasioni dal tecnico giallorosso. In estate, però, gli azzurri torneranno alla carica, sfruttando la fame di plusvalenze del club capitolino

Una doppia partita, fuori e dentro il campo. È quella che aspetta Jordan Veretout da qui alla fine della stagione, lui che adora le sfide e non vorrebbe perdere mai neanche con le due amate figlie, Kaylie e Aalyah. E sarà così anche questa volta, con Fonseca che lo tiene in grandissima considerazione per il presente e per il futuro e il Napoli che sta lì, pronto eventualmente a sferrare l’attacco sul mercato.

IN CAMPO—   Veretout finora è stato il giocatore più utilizzato in assoluto da Fonseca. Non nei minutaggi assoluti, ma nel numero di partite. Il francese, infatti, è stato scelto dal portoghese in 34 occasioni, al pari del solo Pau Lopez, che però fa il portiere ed è una scelta quasi naturale. Tra i giocatori di movimento, invece, nessuno ha giocato le partite di Veretout, gli si sono avvicinati i leader Kolarov e Dzeko (per entrambi 32 gare a testa) e poi Gianluca Mancini, con 31 partite.

Questo, sostanzialmente, vuol dire che Fonseca ha una fiducia infinita in Veretout, che poi di fatto è l’unico giocatore da box to box che ha a disposizione il tecnico portoghese. Corre, tampona, pressa e riparte. Un centrocampista moderno, di quelli che in una squadra pesano come macigni. Perché se c’è da difendere Jordan c’è sempre, esattamente come quando c’è da offendere. Lui è lì, pronto a dare una mano. Ecco perché nelle 14 partite che mancano da qui alla fine (soglia minima, tra le 12 di campionato e le due di Europa League contro il Siviglia) è facile che Veretout continui a giocarne più di tutti. Indispensabile, lo definirebbe qualcuno.

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Coppa, vacanze e quarantena: Kessie sempre in ritardo, ma alla fine vince lui

Franck Kessie, 23 anni, al Milan dal 2017-18. LaPresse

Il Milan aspetta l’ivoriano come era successo anche in estate, ma senza ansia: le rincorse lo premiano

Sembra un déjà-vu: tutti al lavoro tranne lui. Era successo questa estate, quando Franck Kessie si era unito ai compagni del Milan con un mese di ritardo rispetto all’apertura del cantiere, ed è ricapitato adesso che la banda Pioli si è rimessa a correre in vista della ripresa di metà giugno.

Oggi a Milanello si torna a faticare tutti insieme, con la possibilità di giocare partitelle in undici contro undici e di lavorare come in tempi pre-Covid sulla tattica, ma Kessie dovrà aspettare ancora fino al weekend, quando il lucchetto della quarantena obbligatoria cui si è sottoposto dopo il complicato rientro dalla Costa d’Avorio potrà finalmente saltare: allora Franck dovrà ridurre il gap con chi è più avanti nella preparazione, ma la sfida non lo spaventa.

Ibra, il giorno della verità: esami terminati. Si attende il bollettino del Milan

Zlatan Ibrahimovic, 38 anni. LaPresse

Lo svedese si è sottoposto ai controlli dopo l’infortunio di ieri. Intanto continua a svagarsi con i videogiochi

Il mondo del Milan è in ansia per Ibrahimovic: oggi è il giorno della verità. Accompagnato dal dottor Mazzoni, responsabile dello staff medico rossonero, l’attaccante svedese in mattinata si è sottoposto agli esami strumentali alla clinica Columbus di Milano dopo l’infortunio che lo ha fermato ieri in allenamento: i controlli faranno chiarezza sulle condizioni del polpaccio destro e in base alla prima diagnosi si potranno stimare i relativi tempi di recupero.

SCENARI—   Tempi che – in attesa del bollettino medico ufficiale che il Milan pubblicherà nelle prossime ore – si teme possano essere lunghi, se non altro perché parliamo di un atleta di quasi 39 anni e all’orizzonte c’è un campionato da giocare quasi senza soste. Tutto ovviamente dipenderà dall’entità dell’infortunio: per i tempi di rientro si va indicativamente da 10-30 giorni di stop in caso di stiramento ai gemelli, uno-due mesi in caso di strappo ai gemelli, mentre se si trattasse di una lesione al tendine di Achille – ipotesi che al momento sembra la meno probabile, visto anche che Ibra ieri ha lasciato Milanello zoppicando, ma camminando sulle proprie gambe − si andrebbe da uno a tre mesi.