Nfl: Miller guarito, negativo al test. Ciclismo: il decalogo per gli allenamenti

Le notizie di oggi sull’impatto dell’emergenza coronavirus sul mondo del calcio e dello sport

Gli ultimi aggiornamenti dall’Italia e dal mondo sulle conseguenze dell’emergenza Covid-19 in ambito sportivo.

ORE 22.55 – BASEBALL: ACCORDO SUL TAGLIO DI STIPENDI AGLI ARBITRI—   La Major League di baseball e gli arbitri hanno raggiunto l’accordo sul taglio degli stipendi durante la pandemia di coronavirus: concordato un taglio del 50% a maggio, se non si giocano partite gli arbitri non riceveranno più stipendi.

Svincolati il 30 giugno? I calciatori attendono. E per prestiti e riscatti tempi e cifre invariati

José María Callejón, 33 anni, con Dries Mertens, 32, dopo il 2-0 sulla Samp del 14 settembre (bis del belga)

Ipotesi: rimanere nell’attuale società fino al (nuovo) termine della stagione. Situazione da work in progress, e la Fifa…

Premessa, dalla quale si può partire per avanzare ipotesi e provare a immaginare ciò che sarà. O meglio, potrebbe essere: niente è già stato deciso. Prima di prendere una decisione, le varie istituzioni non potranno fare altro che aspettare il corso naturale degli eventi: “parola”, quindi, a quel maledetto virus e alla sua “curva”. Da lei dipenderà tutto.

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Galderisi: “Il calcio deve ripartire, c’è bisogno di coraggio”

Beppe Galderisi, ex gialloblù, tecnico della Vis Pesaro, è intervenuto ai microfoni di TMW Radio.

Queste le sue parole: “Non ci vogliono personalismi, egoismi. Bisogna solo pensare a come ripartire. E bisogna farlo il prima possibile. Si deve trovare il modo di convivere con il virus e le Istituzioni devono darci l’input. Dobbiamo ripartire tutti, con il nostro impegno e responsabilità. Ora c’è bisogno che le Istituzioni capiscano il momento.

Una parte del PIL dipende anche dal calcio, serve ripartire ma togliamo anche un po’ di burocrazia. Dobbiamo trovare una soluzione, non sarà semplice ma c’è bisogno di farlo. C’è bisogno di un po’ di coraggio, ma bisogna ripartire“.

Spadafora: “Ripresa graduale degli allenamenti. Decisione nei prossimi giorni”

Il ministro Vincenzo Spadafora col presidente della Figc Gabriele Gravina. Ansa

Il ministro dello Sport al Senato. Per ora tutto è limitato solo ad “allenamenti graduali”, quindi presumibilmente ancora in forma individuale pure per gli sport di squadra

“Riprendere gradualmente gli allenamenti, mentre per quanto riguarda l’attività motoria all’aperto, su cui siamo tanto sollecitati dai nostri cittadini, e la ripresa dei campionati si valuterà anche con il comitato scientifico tecnico”. Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora è intervenuto nel question time del Senato sull’argomento ripartenza.

Viene dunque confermata la linea di un riavvio che va “spinto ma anche tutelato”. Per ora limitato solo ad “allenamenti graduali”, quindi presumibilmente ancora in forma individuale pure per gli sport di squadra.

La solitudine di Mire “l’italiano”: Pjanic tra voglia di riscatto e futuro in dubbio

Miralem Pjanic, 30 anni

Il bosniaco è l’unico straniero della Juve tornato a Torino: deve riprendersi il posto, ma il Psg è sempre alla finestra…

La solitudine di Mire, che giovane non è più, visto che ha appena festeggiato il trentesimo compleanno nella maniera più strana, nel bel mezzo di una pandemia mondiale. Miralem Pjanic è “solo” perché adesso è l’unico “rimpatriato” della Signora. L’unico straniero juventino tornato a Torino dopo aver lasciato l’Italia di gran fretta durante i giorni più caldi dell’emergenza.

Bisoli: “Brescia, ora non molliamo. E io intanto aiuto i bisognosi”

Dimitri Bisoli esulta dopo il suo gol segnato all'Udinese. (Epa)

Il centrocampista: “La città mi ha dato tanto, adesso è tempo di sostenere chi è in difficoltà. E in tv riscopro Italia-Germania 4-3”

Adesso lo schema prioritario è quello benefico. Dimitri Bisoli, 142 presenze con il Brescia, è passato dagli inserimenti in campo agli inserimenti solidali. “Sono stato contattato da un gruppo di volontari della città e sono stato disponibile subito a fare la spesa per chi è in difficoltà. E loro provvedono alla distribuzione perché noi dobbiamo restare in casa, non molliamo, rovineremmo tutto”.

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Tempi, tamponi e una domanda: un nuovo positivo e si ferma tutto?

Guarito. Paolo Dybala, 26 anni, argentino della Juventus

Il medico sociale “pilota” del ritorno agli allenamenti e del “raduno chiuso”. Palaia del Lecce: “Pronti a ricominciare ma il 4 maggio è una data troppo vicina”

Nel viaggio verso la ripartenza del calcio avranno in qualche modo il ruolo dei piloti. Sono i medici sociali, figure chiave per tutelare non solo calciatori e tecnici, ma anche l’intero “gruppo squadra”, che da protocollo dovrà chiudersi dentro il proprio centro di allenamento per avvicinarsi il più possibile al rischio zero di contagio. Il calcio, d’altronde, ha già dato.

Del Piero: “Idee e coraggio, se stiamo uniti cambia il mondo. Dybala, nessun limite”

Alessandro Del Piero, 45 anni. Getty

Ale da Los Angeles ragiona di calcio e vita: “Oltre il dolore, c’è voglia di ricostruire. In A Juve più forte, ma prima la salute. E per il pallone, sì al modello americano”

La vigilia di Pasqua per tanti anni Alessandro Del Piero ha giocato a calcio. Di solito vinceva: 9 volte su 14. Spesso segnava: 8 gol. E sempre usciva dal campo felice, perché giocare fa bene al cuore. Ieri Alessandro ha chiacchierato con la Gazzetta di calcio, certo, ma soprattutto di questa Pasqua così diversa. Una Pasqua di riflessione, di speranza, di attesa: “Siamo dentro qualcosa che ci cambierà, per sempre. Ogni giorno il primo pensiero, dopo quello per la mia famiglia, va ai parenti e agli amici che sono in Italia.

E’ un passaggio, anche per le nostre vite, e i sentimenti sono contrastanti. C’è il dolore per i morti, la sofferenza delle famiglie che perdono i loro cari, tutti, e numericamente in misura maggiore quelli della generazione dei nostri genitori e nonni, ai quali dobbiamo essere grati per ciò che siamo oggi. E poi c’è la voglia comunque di pensare al futuro, di ripartire, di ricostruire”.

Giovane e duttile, ma con Sarri ha steccato: Juve, che fare con Bernardeschi?

Federico Bernardeschi. Getty

Federico ha molto mercato e potrebbe partire, anche per la difficile collocazione tattica. Ma privarsene non sarà una scelta facile

In un momento dove non c’è nessuna certezza, paradossalmente una di queste viene dalla soap opera pallonara per eccellenza, il calciomercato. Perché la stagione delle trattative sarà più lunga del solito. E in casa Juventus, una delle situazioni più in evoluzione è quella di Federico Bernardeschi.

QUATTRO ANNI—   Il giocatore è stato acquistato dell’estate del 2017 dalla Fiorentina per 40 milioni di euro. Un investimento importante, per quello che all’epoca era considerato da molti il miglior giovane italiano. Il suo rendimento in bianconero, al netto dell’apprendistato che a Torino ha dovuto fare anche gente come Dybala e Morata, è fin qui stato altalenante. Negli occhi dei tifosi colpi da campione e l’impressionante partita nell’epica rimonta dell’anno scorso ai danni dell’Atletico Madrid, con quella imperiosa progressione che portò al rigore del 3-0. Ma anche troppe prestazioni abuliche, in cui ha dato l’impressione di non riuscire a spalmare sull’erba verde tutto il suo potenziale fisico e tecnico. E visto che il 26enne toscano ha ancora parecchio mercato, Paratici dovrà capire cosa fare con lui. Insistere ancora o venderlo per una cifra che potrà essere piuttosto cospicua?

Inzaghi e la Lazio. Quattro anni fa il debutto con i botti

Simone Inzaghi con Miroslav Klose. Ansa

Il 10 aprile 2016 Simone debuttava sulla panchina biancoceleste a Palermo: vittoria 3-0 e due sospensioni

Era iniziata con il botto. Anzi, con i botti. Simone Inzaghi quattro anni fa era un giovane, e non si sa ancora quanto ambizioso, allenatore al debutto in Serie A in quello che sembrava dover essere solo un incarica temporaneo. 10 aprile 2016, Palermo-Lazio. Zero a tre, doppietta di Klose nel primo quarto d’ora – un inizio di carriera mica male per Inzaghino – e gol di Felipe Anderson. Quella sera si parla già di Simone come di un predestinato.

Come lo era stato da calciatore, sempre con la maglia biancoceleste. Di quella partita, tuttavia, si ricorda principalmente altro, perché altro raccontano le cronache di quel giorno. Dei botti, appunto.