Protocollo in salita: comitato tecnico e Figc, ecco tutti i nodi

Tra domenica e lunedì confronto decisivo. Lo scetticismo degli scienziati e i dubbi sui viaggi per giocare. Resta il rebus quarantena

Fra domenica e lunedì. Il confronto fra il Comitato tecnico-scientifico del governo, la commissione medica della Figc e la Federazione Medico-Sportiva, dovrebbe avere quella collocazione in agenda. Naturalmente non è detto che sia l’interlocuzione definitiva, anzi è possibile il contrario.

La A ha deciso: si gioca! Ma servono garanzie e chiarezza da Figc e governo. E alle tv niente sconti

Immobile e Paquetà.

Società di nuovo compatte: ok alla ripresa ma prima occorrono risposte su questioni sanitarie e giuridiche. Alle televisioni richiesta di pagamento dell’ultima rata

Unità ritrovata. Due votazioni superate all’unanimità: venti su venti, come in Lega non succedeva da tempo. I club di Serie A si ricompattano in vista dell’appuntamento di oggi con il governo, a cui si vuole offrire un’immagine di solidità.

Pizze e ambulanze: il cuore d’oro di Luca Toni

Luca Toni, 42 anni, ha giocato, da attaccante, fino al 2016. (Getty)

In questo momento la testa e il cuore dell’ex bomber campione del mondo sono rivolte soltanto all’emergenza. Ecco come…

Testa e cuore. Luca Toni li ha messi sul campo quando giocava. Li mette ora che è fuori. Perché se si è campioni lo si è per sempre. E Luca ha dimostrato ancora una volta di esserlo. Ora che è tornato a vivere a Modena, ha pensato a chi, in questo momento, anche nella sua città, ha bisogno di un sostegno, un sorriso, una carezza.

Leiva lancia la Lazio: “Se si torna a giocare, per lo scudetto diremo la nostra”

Il centrocampista brasiliano in diretta Instagram: “Sto cercando di tornare in forma dopo l’operazione al menisco. Qui sto bene, voglio andare avanti”

Lucas Leiva torna a parlare. Lo fa attraverso una diretta Instagram organizzata dal canale brasiliano Esporte interattivo. Il centrocampista della Lazio è stato innanzitutto sollecitato a parlare della situazione coronavirus in Italia. “E’ un momento di grande apprensione – ha detto Leiva – ed è triste sapere che molta gente stia morendo.

Per fortuna in questa situazione drammatica c’è anche tanta collaborazione e tanta solidarietà”. Il giocatore brasiliano ha poi raccontato di come sta vivendo lui questa fase particolare: “All’inizio ho pensato di tornare in Brasile perché mia moglie e i miei figli erano tornati lì prima del blocco. Ma la società non mi ha dato l’autorizzazione a lasciare Roma, così sono rimasto. Poi per fortuna mia moglie e i miei figli sono potuti rientrare in Italia e così adesso stiamo tutti assieme”.

Gosens, Traore, Kulusevski: così è la Dea del mercato

Robin Gosens, 25 anni, esterno sinistro tedesco (GETTY)

Tanti osservatori per il mondo: da Percassi jr e Sartori l’ok finale

Se la squadra va a mille all’ora, è difficile che all’esterno non ce ne sia un’altra in grado di farla andare così veloce: “Calciatori forti, società forte”, si dice. Sul mercato l’Atalanta è un esempio: tra i top in Europa insieme all’Ajax, nonostante status differenti. Negli ultimi anni, però, il gap è diminuito.

Milan e Francia: ecco perché Theo Hernandez vuole tornare a correre in fretta

Theo Hernandez, terzino del Milan. Getty

Il terzino rossonero punta due traguardi nel club in fatto di realizzazioni. E lo spostamento al 2021 dell’Europeo gli concede la chance di convincere Deschamps a chiamarlo in nazionale

C’è voluto il coronavirus per fermare la sua corsa. Perché quando Theo Hernandez allunga il passo, saluta tutti e va. La pandemia però ha messo in ginocchio il mondo e anche il terzino francese del Milan ha dovuto frenare. La sua prima stagione rossonera aveva preso il volo, dopo gli acciacchi fisici che avevano minato il suo avvio. Ora Theo spera come tutti che il virus esca sconfitto dalla partita più importante. Lui si sta preparando a tornare a correre a Como. A differenza di altri stranieri del nostro campionato, è rimasto in Italia, chiudendosi in casa e preparando il fisico alla ripartenza.

A CACCIA DI RECORD—   Se la stagione ripartirà, Hernandez ha già due obiettivi personali nel mirino. Il primo, diventare il difensore rossonero più prolifico di sempre in un singolo campionato. Per ora in testa c’è Aldo Maldera, 9 gol nella Serie A 1978-79. Theo è fermo a 5. Stesso bottino di un altro francese, Christophe Dugarry, nella stagione 1996-97. Solo tre loro connazionali hanno fatto meglio al Milan: Nestor Combin (6 nel 1970-71), Jean Pierre Papin (13 nel 1992-93) e Jeremy Menez (16 nel 2014-15). Hernandez può salire sul podio e per un terzino sarebbe una soddisfazione mica da poco.

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Dzeko: “Il 5-2 col Liverpool rimane nella mia testa. L’Inter? Fonseca mi diceva di restare”

Edin Dzeko. Lapresse

L’attaccante bosniaco: “La partita coi Reds l’abbiamo buttata, in semifinale fa male perdere così”. Mkhitaryan: “Il mio gol più bello al Sassuolo”

Il piccolo e il grande, il nuovo e il vecchio. Mkhitaryan e Dzeko. Entrambi, però, il volto bello della Roma, che si confessano. L’armeno lo fa sui social, il bosniaco in tv. Con modalità molto diverse. Comincia Micki, che spiega così l’origine del suo soprannome: “Me lo hanno dato al Borussia Dortmund. Jurgen Klopp mi ha chiesto se ne avessi uno e io ho risposto di no. Lui allora ha proposto: “Va bene se ti chiamiamo Micki?”, “Certo come no”, poi ha aggiunto: “Henrikh è lungo, Mkhitaryan è lungo, è meglio per te e per i compagni se ti chiamano Micki”. Risposi che non c’erano problemi”. L’armeno, poi racconta il suo gol più bello (“al Sassuolo”) e l’emozione che gli ha dato l’Olimpico.

Fase 2 anche in serie B: i club aspettano gli stranieri

Un'esultanza del Benevento, in fuga verso la promozione prima dello stop. Lapresse

Dal ribelle Ninkovic a Gucher, ecco i giocatori pronti a rientrare in Italia

Chi ne ha perso qualcuno, chi nessuno, chi proprio non ce li ha. In attesa di sapere se e quando si tornerà a giocare, le squadre di B stanno facendo la conta degli stranieri tornati in patria: la situazione sembra sotto controllo, perché solo 8 club su 22 aspettano il rientro dei giocatori e non sembrano neppure trasferte complicate.

Anche l’intelligenza artificiale conferma: Dybala è tornato star

Paulo Dybala, 25 anni. Afp

L’indice Wallabies sul rendimento degli attaccanti conferma la rinascita di Paulo: nella scorsa stagione chiuse al 43° posto

Paulo Dybala ha voglia di riprendere da dove s’era fermato. Da quel gol all’Inter (“una genialata”, parola di Ale Del Piero) che sembrava valere una fetta di scudetto, prima che la pandemia coronavirus gettasse un alone di dubbio sulla ripresa della Serie A. Mentre combatte gli ultimi sintomi del virus che l’ha colpito insieme alla fidanzata Oriana, il numero 10 della Juve può caricarsi ripercorrendo mentalmente la sua stagione 2019-20, che era già pazza prima dello stop forzato.

Sì, perché Dybala in estate pareva incasellato alla voce “esuberi”, ragioni di Fair play finanziario lo spingevano ora verso il Psg ora verso il Manchester Utd, in uno scambio comprendente Lukaku che alla fine non è mai andato in porto. Paulo ha voluto fortemente rimanere a Torino, il popolo bianconero l’ha acclamato e da lì è partita la grande rimonta. Certificata anche dai numeri: l’indice Wallabies lo colloca oggi al 14° posto per rendimento nella classifica mondiale degli attaccanti.

De Rossi: “Un giorno vorrei allenare la Roma, il percorso è iniziato. I modelli? Pep, Capello…”

Daniele De Rossi, 36 anni. Ansa

Daniele ricorda l’addio all’Olimpico (“un po’ di magone, non ho mai finto”) e pianifica il suo futuro in panchina: “Ora ho la calma necessaria, devo studiare e diventare bravo”

Dopo l’esperienza in Argentina, Daniele De Rossi avrebbe sperato di stare a casa per piacere di starci, non perché obbligato dall’emergenza e dal Coronavirus. “Mi sento un po’ stretto, ma passerà – dice De Rossi, ospite di Casa Sky Sport -. C’è gente che sta molto peggio”. Conclusa l’avventura con il Boca Juniors e la carriera da calciatore, l’ex capitano della Roma ha le idee chiare su quello che sarà il suo futuro: vuole fare l’allenatore, sta già studiando per diventarlo. “Ho fatto un percorso calcistico non unico ma raro – dice -. Non capita tutti i giorni, non posso sperare di fare lo stesso se diventerò allenatore. Mi piacerebbe allenare la Roma, ma prima devo diventare allenatore e fare un percorso di crescita di cui io e tutti gli allenatori hanno bisogno.

Da essere un calciatore vecchio sono diventato un allenatore giovane, così inizio a vedere le cose con una rilassatezza che in campo non ti puoi permettere. Invece adesso che ancora devo iniziare la carriera da allenatore prendo tutto con calma: non ho questa fretta che accada domani. Può accadere tra cinque-dieci-vent’anni, ma dovrà succedere perché sarò diventato bravo, ma non perché sono stato un calciatore importante per questa squadra. Mi è sempre stato riconosciuto questo ruolo di leader, quindi magari sarò avvantaggiato da questo, ma l’allenatore è tanto altro”. Per ora, però, nessuno lo ha chiamato: “Non ho sentito nessuno e non mi ha chiesto nessuno nulla”.