Nicchi: “Arbitri carichi per la ripresa, ma basta con le polemiche inutili”

Marcello Nicchi. Ansa

Il presidente dei fischietti: “Con la coppa siamo partiti bene, ora mi aspetto che cambi il clima in campo anche in campionato”

“Ero mosso dalla curiosità di rivedere in campo il pallone, i gesti atletici dei giocatori, gli arbitri correre. Mi ha fatto un grande effetto e mi immedesimavo negli arbitri. Sono delle certezze, ma la situazione mi ha fatto pensare a quando arbitravo io e sentivo più difficoltà non nelle partite decisive, ma ad esempio nelle amichevoli: in queste situazioni è più complicato trovare il giusto equilibrio”.

Il presidente dell’Aia Marcello Nicchi, alla ripresa del campionato, ha ancora negli occhi le semifinali e la finale di Coppa Italia, vere e proprie prove generali anche per gli arbitri, di questa strana ripartenza del calcio italiano.

È morto Mario Corso, l’artista delle punizioni e delle giocate decisive

Protagonista nella Grande Inter di Herrera, era ricoverato da giorni in ospedale. I nerazzurri lo omaggeranno domani sera portando il lutto al braccio nella gara contro la Sampdoria e con un minuto di raccoglimento

Mario Corso, per tutti Mariolino, non è più tra noi. Col suo passo leggero ha lasciato l’ospedale in cui si trovava ricoverato e ha raggiunto Sarti, Picchi, Facchetti, Peirò, Tagnin, Milani, Landini… Altri protagonisti di quella Grande Inter che ha caratterizzato gli anni Sessanta con i suoi successi in Italia, in Europa e in Sudamerica. Uno squadrone di campioni, certo, ma quanto a classe Mario era il più dotato: il “mancino di Dio”, dal soprannome si capisce già tutto.

La stella più luminosa del firmamento nerazzurro. Quel suo piede mancino riusciva a disegnare traiettorie magiche, le “foglie morte”. Sulle punizioni che planavano in porta lasciando di stucco i portieri e sui suggerimenti ai compagni, spesso geniali: un’ala d’attacco che preferiva l’assist alla conclusione personale.

I 100 giorni più lunghi del calcio italiano: la “resistenza” di Gravina e la svolta di Spadafora

Francesco Caputo il 9 marzo durante Sassuolo-Brescia. Ansa

L’”andrà tutto bene” del 9 marzo, l’incubo dello stop francese, i no e i sì degli scienziati. Con presidente e ministro protagonisti

“Andrà tutto bene, restate a casa”. Quello slogan diventa un disegno di tanti bambini, uno striscione sui balconi, uno spot televisivo. E anche uno spiegazzato foglio di carta con cui festeggiare un gol. Uno dei gol dell’ultima sera prima del lungo black out del calcio italiano. Francesco Caputo, calciatore del Sassuolo, lo tira fuori davanti alla telecamera ed è come un fratello, un amico, un vicino di casa che ti dice: teniamo duro.

Pirlo, Nakamura e 9 anni di A. Poi fallimento e risalita. Reggina, bentornata

Andrea Pirlo e Roberto Baronio, volti della Reggina nella prima stagione di Serie A, 1999-2000. Ap

A cavallo tra gli anni Novanta e Duemila il miracolo costruito da Foti, con un Granillo sempre pieno e il ponte col Giappone. Cinque anni fa il club scompare e riparte dalla D. Nel 2019 la svolta con i soldi di Gallo

Maestrelli e Scala, Pirlo e Baronio, il Giappone di Nakamura, Calciopoli e il fallimento, Denis e Reginaldo. A Reggio Calabria ne hanno viste tante ma mai si sarebbero immaginati di festeggiare sul corso Garibaldi, tappezzato d’amaranto, una promozione a tavolino in piena pandemia.

La Federcalcio umilia la Lega di A: una vittoria che sa di sconfitta

Gabriele Gravina, presidente Figc. Ansa

La giornata di ieri stimola la sempre più forte spinta indipendentista dell’organismo dei club rispetto alla Federazione

E se la sbandierata vittoria di oggi divenisse la sonora sconfitta di domani? Perché non può mai essere considerata una vittoria una scelta del sistema calcio, ma potremmo semplicemente dire Federcalcio, che umilia la Serie A, motore economico di quel sistema.

Ieri in Consiglio federale è avvenuto qualcosa di talmente eclatante da rafforzare non solo la solita idea che la Serie A debba avere un peso specifico maggiore rispetto al risicato 12 per 100 attuale nelle decisioni, ma addirittura a stimolare la sempre più forte spinta indipendentista della Lega rispetto alla Federazione seguendo il modello inglese.

Marotta: “La mia Inter vuole tutto”

Beppe Marotta, a.d. Inter. Getty

Parla l’a.d. nerazzurro: “Vorrei una Serie A sul modello Premier, con autonomia gestionale e regolamentare. Chiesa ci piace, ma la Fiorentina chiede tanto. Tonali? Si può”

La faccia è astuta, sorniona, “anche se abbiamo appena finito di prendere gli schiaffi”. Sì perché c’è stato giusto il tempo di un toast, per Beppe Marotta, tra la fine del Consiglio Federale e l’inizio dell’intervista con la Gazzetta.

Balo si ripresenta all’allenamento, il Brescia non lo sa e lo allontana

Balotelli. Ansa

L’attaccante è arrivato puntuale al centro di Torbole Casaglia, ma un addetto non lo ha fatto entrare. ll club ha fatto sapere che il motivo per cui non poteva far entrare il giocatore risiede nell’assenza dei tempi tecnici per consentire l’anticipo della chiusura della malattia

Mario Balotelli questa mattina si è presentato venti minuti prima delle 9 al centro sportivo di Torbole Casaglia e dopo un breve conciliabolo con un dipendente della società è tornato a casa. Mario, lasciando il centro sportivo, si sarebbe lasciato andare anche a una frase ironica con i giornalisti presenti: “Adesso dite che non voglio allenarmi…”.

BRACCIO DI FERRO—   La diatriba tra lui e Massimo Cellino, quindi, si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo il certificato medico per gastroenterite (che scadeva martedì 9 giugno), il ricorso del club per risolvere unilateralmente il contratto e ora la negazione della struttura per allenarsi. E adesso?

Napoli, Gattuso ci dà un taglio… E ora la Serie A può davvero ripartire

Rino Gattuso, prima e dopo il taglio

Durante il lockdown il tecnico azzurro ha lasciato crescere barba e capelli, promettendo che li avrebbe tagliati solo alla ripresa del campionato. E dopo le parole di Spadafora di ieri…

Adesso è ufficiale: il campionato riprenderà. A deciderlo non sono state commissioni di esperti, ma le forbici e il pettine di Carmine Aliperta, il barbiere di diversi giocatori del Napoli. È successo domenica, quando Rino Gattuso ha deciso che era ora di darci un taglio, visto che durante la clausura per pandemia aveva deciso di non ricorrere nemmeno al rasoio elettrico per dare una spuntata al cespuglio che gli copriva buona parte del volto e comunemente definito barba.

Quasi tre mesi a far crescere capelli e peluria in maniera incolta e a chi gli chiedeva se si fosse tagliato il tutto con la riapertura dei coiffeur rispondeva come in un mantra: “None. Se non ricomincia il campionato non me li taglio”. Per cui la decisione proprio nel giorno in cui anche il ministro Spadafora ha parlato più in concreto di ripresa della Serie A, appare un segnale preciso.

Arthur, Arthur, Arthur. Ecco perché la Juve non vuole altri giocatori dal Barcellona

Arthur, 23 anni, in allenamento col Barcellona. Getty

Lo scambio con Pjanic può chiudersi solo con il brasiliano: niente Rakitic e niente Dembélé. I motivi? È una scelta tecnica, economica e di prospettiva

La trattativa più lunga dell’estate è una serie tv che gira intorno a due personaggi: Arthur e Pjanic. In ogni puntata entrano ed escono attori non protagonisti – Rakitic, Todibo, Dembélé, ovviamente Mattia De Sciglio – ma tutto dipende dai due grandi nomi. La Juventus in particolare è decisa a non chiudere lo scambio senza l’ok di Arthur – sul via libera di Pjanic al Barça non ci sono dubbi – e la scelta a prima vista può sorprendere. Ecco i motivi.

Inter, Pirelli saluta nel 2021: sponsor cinese per sfidare i top club

Zhang rilancia e punta a un contratto da 25-30 milioni l’anno: Samsung ed Evergrande in pole, occhio ad Alibaba. In Serie A la Juve è a 42 milioni, il record è del Real con 70 a stagione

Steven Zhang l’ha detto più volte: “Voglio riportare l’Inter sul tetto del mondo”. Gli obiettivi del presidente nerazzurro sono chiari, il modo in cui provare a raggiungerli anche: un anno fa ha preso Antonio Conte, poi ha comprato le stelle Lukaku ed Eriksen. Ora vuole rilanciare: per avvicinarsi ancora di più alla Juve punta talenti e giocatori già vincenti, per lottare con i top club d’Europa vuole uno sponsor di peso.