Milan e Francia: ecco perché Theo Hernandez vuole tornare a correre in fretta

Theo Hernandez, terzino del Milan. Getty

Il terzino rossonero punta due traguardi nel club in fatto di realizzazioni. E lo spostamento al 2021 dell’Europeo gli concede la chance di convincere Deschamps a chiamarlo in nazionale

C’è voluto il coronavirus per fermare la sua corsa. Perché quando Theo Hernandez allunga il passo, saluta tutti e va. La pandemia però ha messo in ginocchio il mondo e anche il terzino francese del Milan ha dovuto frenare. La sua prima stagione rossonera aveva preso il volo, dopo gli acciacchi fisici che avevano minato il suo avvio. Ora Theo spera come tutti che il virus esca sconfitto dalla partita più importante. Lui si sta preparando a tornare a correre a Como. A differenza di altri stranieri del nostro campionato, è rimasto in Italia, chiudendosi in casa e preparando il fisico alla ripartenza.

A CACCIA DI RECORD—   Se la stagione ripartirà, Hernandez ha già due obiettivi personali nel mirino. Il primo, diventare il difensore rossonero più prolifico di sempre in un singolo campionato. Per ora in testa c’è Aldo Maldera, 9 gol nella Serie A 1978-79. Theo è fermo a 5. Stesso bottino di un altro francese, Christophe Dugarry, nella stagione 1996-97. Solo tre loro connazionali hanno fatto meglio al Milan: Nestor Combin (6 nel 1970-71), Jean Pierre Papin (13 nel 1992-93) e Jeremy Menez (16 nel 2014-15). Hernandez può salire sul podio e per un terzino sarebbe una soddisfazione mica da poco.

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Dzeko: “Il 5-2 col Liverpool rimane nella mia testa. L’Inter? Fonseca mi diceva di restare”

Edin Dzeko. Lapresse

L’attaccante bosniaco: “La partita coi Reds l’abbiamo buttata, in semifinale fa male perdere così”. Mkhitaryan: “Il mio gol più bello al Sassuolo”

Il piccolo e il grande, il nuovo e il vecchio. Mkhitaryan e Dzeko. Entrambi, però, il volto bello della Roma, che si confessano. L’armeno lo fa sui social, il bosniaco in tv. Con modalità molto diverse. Comincia Micki, che spiega così l’origine del suo soprannome: “Me lo hanno dato al Borussia Dortmund. Jurgen Klopp mi ha chiesto se ne avessi uno e io ho risposto di no. Lui allora ha proposto: “Va bene se ti chiamiamo Micki?”, “Certo come no”, poi ha aggiunto: “Henrikh è lungo, Mkhitaryan è lungo, è meglio per te e per i compagni se ti chiamano Micki”. Risposi che non c’erano problemi”. L’armeno, poi racconta il suo gol più bello (“al Sassuolo”) e l’emozione che gli ha dato l’Olimpico.

Fase 2 anche in serie B: i club aspettano gli stranieri

Un'esultanza del Benevento, in fuga verso la promozione prima dello stop. Lapresse

Dal ribelle Ninkovic a Gucher, ecco i giocatori pronti a rientrare in Italia

Chi ne ha perso qualcuno, chi nessuno, chi proprio non ce li ha. In attesa di sapere se e quando si tornerà a giocare, le squadre di B stanno facendo la conta degli stranieri tornati in patria: la situazione sembra sotto controllo, perché solo 8 club su 22 aspettano il rientro dei giocatori e non sembrano neppure trasferte complicate.

Anche l’intelligenza artificiale conferma: Dybala è tornato star

Paulo Dybala, 25 anni. Afp

L’indice Wallabies sul rendimento degli attaccanti conferma la rinascita di Paulo: nella scorsa stagione chiuse al 43° posto

Paulo Dybala ha voglia di riprendere da dove s’era fermato. Da quel gol all’Inter (“una genialata”, parola di Ale Del Piero) che sembrava valere una fetta di scudetto, prima che la pandemia coronavirus gettasse un alone di dubbio sulla ripresa della Serie A. Mentre combatte gli ultimi sintomi del virus che l’ha colpito insieme alla fidanzata Oriana, il numero 10 della Juve può caricarsi ripercorrendo mentalmente la sua stagione 2019-20, che era già pazza prima dello stop forzato.

Sì, perché Dybala in estate pareva incasellato alla voce “esuberi”, ragioni di Fair play finanziario lo spingevano ora verso il Psg ora verso il Manchester Utd, in uno scambio comprendente Lukaku che alla fine non è mai andato in porto. Paulo ha voluto fortemente rimanere a Torino, il popolo bianconero l’ha acclamato e da lì è partita la grande rimonta. Certificata anche dai numeri: l’indice Wallabies lo colloca oggi al 14° posto per rendimento nella classifica mondiale degli attaccanti.

De Rossi: “Un giorno vorrei allenare la Roma, il percorso è iniziato. I modelli? Pep, Capello…”

Daniele De Rossi, 36 anni. Ansa

Daniele ricorda l’addio all’Olimpico (“un po’ di magone, non ho mai finto”) e pianifica il suo futuro in panchina: “Ora ho la calma necessaria, devo studiare e diventare bravo”

Dopo l’esperienza in Argentina, Daniele De Rossi avrebbe sperato di stare a casa per piacere di starci, non perché obbligato dall’emergenza e dal Coronavirus. “Mi sento un po’ stretto, ma passerà – dice De Rossi, ospite di Casa Sky Sport -. C’è gente che sta molto peggio”. Conclusa l’avventura con il Boca Juniors e la carriera da calciatore, l’ex capitano della Roma ha le idee chiare su quello che sarà il suo futuro: vuole fare l’allenatore, sta già studiando per diventarlo. “Ho fatto un percorso calcistico non unico ma raro – dice -. Non capita tutti i giorni, non posso sperare di fare lo stesso se diventerò allenatore. Mi piacerebbe allenare la Roma, ma prima devo diventare allenatore e fare un percorso di crescita di cui io e tutti gli allenatori hanno bisogno.

Da essere un calciatore vecchio sono diventato un allenatore giovane, così inizio a vedere le cose con una rilassatezza che in campo non ti puoi permettere. Invece adesso che ancora devo iniziare la carriera da allenatore prendo tutto con calma: non ho questa fretta che accada domani. Può accadere tra cinque-dieci-vent’anni, ma dovrà succedere perché sarò diventato bravo, ma non perché sono stato un calciatore importante per questa squadra. Mi è sempre stato riconosciuto questo ruolo di leader, quindi magari sarò avvantaggiato da questo, ma l’allenatore è tanto altro”. Per ora, però, nessuno lo ha chiamato: “Non ho sentito nessuno e non mi ha chiesto nessuno nulla”.

Cannavaro, lettera all’Italia: “Siamo come la Nazionale del 2006”

Cannavaro, lettera all'Italia:

L’ex capitano azzurro, attualmente allenatore del Guangzhou Evergrande, ha inviato un messaggio al popolo italiano: “Nessuno è Superman, ma uniti tiriamo fuori l’orgoglio”

ROMA – Lontano dall’Italia, ma il suo cuore è vicino più che mai. Fabio Cannavaro non dimentica le sue radici e dalla Cina ha voluto inviare un messaggio di speranza. Sono giorni duri per tutto il mondo a causa dell’emergenza Coronavirus, e l’Italia è tra i paesi più colpiti dalla pandemia. L’ex capitano della Nazionale, attraverso una lunga lettera pubblicata sulle pagine di The Players’ Tribune, ha fatto sentire la propria vicinanza al popolo italiano, che mai come in questo momento ha bisogno di farsi coraggio. L’allenatore del Guangzhou Evergrande ha riportato alla mente il Mondiale vinto nel 2006: servirà lo stesso orgoglio per superare la crisi.

Coronavirus, Okaka: “Taglio stipendi? Non ci saranno problemi”

Coronavirus, Okaka:

L’attaccante dell’Udinese: “La società ha i mezzi per andare avanti, ma è giusto che ognuno faccia la sua parte”

UDINE – “Ci sono tante ipotesi, ma in questo momento è difficile fare previsioni. Prima di tornare in campo bisognerà risolvere anche degli aspetti logistici, legati per esempio alle trasferte: ci vorrà la certezza che dove si va a giocare non ci sia più alcun contagio. Bisogna tornare alla normalità su tutti i fronti”. Così l’attaccante dell’Udinese Stefano Okaka, ai canali ufficiali del club bianconero, ha spiegato cosa serve prima di tornare in campo una volta terminata l’emergenza coronavirus.

Venti giorni di allenamento possono bastare per riprendere la forma, se ciò sarà necessario per stringere i tempi. Solitamente il ritiro precampionato inizia a un mese dalla prima giornata, ma in questo caso arriveremmo da un periodo di inattività molto più lungo. Molti club, inoltre, devono mettere in conto di affrontare una stagione intensissima tra campionato e coppe e questo implica che la preparazione debba essere molto ben curata – ha ribadito Okaka -. Quando ti alleni hai sempre una data precisa da porti come obiettivo per arrivare al top della condizione. Finché non si saprà con certezza quando si tornerà a giocare sarà più difficile anche capire il reale stato di forma di ogni giocatore”.

Brasile, il ct Tite: “Neymar giocava meglio nel Barcellona, ora non è indispensabile”

Brasile, il ct Tite:

Il selezionatore della nazionale verdeoro ha parlato dell’attaccante del Psg a France Football: “Rende meglio quando parte da sinistra e stringe verso il centro”

PARIGI (Francia) – Il commissario tecnico della nazionale brasiliana Tite in un’intervista a France Football ha parlato del suo numero 10 Neymar: “La posizione in cui, secondo me, rende meglio sia a livello che di club che in nazionale è quella che occupava in modo stabile quando giocava nel Barcellona, ovvero da esterno offensivo che parte da sinistra e stringe verso il centro. Da lì dialoga bene con i centrocampisti e utilizza al meglio la propria percezione del gioco e la rapidità dei riflessi e di esecuzione“.

Il selezionatore dei verdeoro ha proseguito confessando che a suo modo di vedere il meglio l’attaccante del Psg l’ha dato proprio in Catalogna: “Il livello di gioco che aveva raggiunto era eccezionale e solo Messi e Ronaldo gli erano superiori. Non ho mai visto Hazard, Griezmann o Pogba giocare a quel livello. Ma il Neymar di cui sto parlando è quello che era nella sua pienezza mentale e fisica“. Tite è andato oltre pungolando il fuoriclasse brasiliano: “Neymar è essenziale in una squadra, ma non indispensabile“.

Zielinski-Napoli, c’è aria di rinnovo

Zielinski-Napoli, c'è aria di rinnovo

NAPOLI – Pero c’è un futuro, prima o poi si verrà fuori da questa bolla che ora imprigiona il mondo, e val la pena di essere ottimisti, di credere che da questo tunnel si uscirà, e bisognerà godersi ancora (e sempre) Napoli: Piotr Zielinski ha scelto, lo ha fatto da un bel po’, e adesso attende che si esca da questa quarantena e dalla paura per ricominciare a correre felice incontro ai propri sogni.

Napoli è casa sua, lo è da quattro anni, continuerà ad esserlo, avendo Zielinski deciso di rimanere in questo macro-universo che ormai gli appartiene per davvero: l’ha conquistato con Sarri, l’ha allargato con Ancelotti, l’ha rifatto suo con Gattuso; mediano, mezzala, trequartista, esterno di destra e di sinistra, rifinitore e anche regista, in una evoluzione magica che gli appartiene e che l’ha lusingato.

Zielinski ha un contratto che andrà in scadenza nell’estate del 2021, quando avrà ventisette anni e dunque sarebbe nel pieno delle proprie facoltà e nel vivo di quel processo di maturazione che va completandosi: è questo il momento per lasciare che le ragioni sue e quelle del Napoli si incrocino, almeno sino al 2025. E’ chiaro che il calcio, con le sue regole bizzarre, poi finrà per proporre adeguamenti, aggiornamenti e magari anche la possibilità che ci siano novità, ma almeno va fissata una data – adesso – per evitare interventi esterni e per sentirsi entrambi e reciprocamente gratificati. Zielinski guadagna circa due milioni di euro (un milione e ottocentomila euro per la precisione) e nel nuovo patto di ferro che De Laurentiis sta siglando con il manager del polacco c’è, chiaramente, un ritocco che trascinerà l’ingaggio a due milioni e ottocentomila euro, all’inizio, e poi lo condurrà fino ai tre milioni e mezzo. Ma un rinnovo ha varie voci (i bonus, i diritti d’immagine) ed ha i suoi tempi: però la volontà del Napoli e di Zielunski è chiara.

Coronavirus: Soriano, spostamento necessario per la nascita del figlio

Coronavirus: Soriano, spostamento necessario per la nascita del figlio

Il giocatore del Bologna si è spostato per stare vicino a Marta: aspettano il secondo figlio, tra qualche settimana

BOLOGNA – L’autocertificazione, tre ore di macchina, BolognaGenova per una quarantena migliore. Roberto Soriano si è spostato per stare vicino a Marta, la moglie, e al piccolo Diego, il loro primo figlio. Aspettano il secondo, tra qualche settimana. Belle notizie in tempi di pandemia. Che Soriano sta cercando di vivere con grande maturità e tranquillità. La società gli ha dato l’ok, il Bologna è sempre stato attento a questi aspetti.

Così Soriano, mascherina e guanti, documenti alla mano, è tornato a Bogliasco dove è anche residente e dove si fermerà finché sarà possibile (probabilmente anche dopo il parto della moglie). E’ una reclusione forzata un po’ più sostenibile, ora, per Soriano. Era rimasto a Bologna da solo, ma la mancanza della famiglia era troppo forte e quando non ce l’ha fatta più ha chiesto il permesso per andare. Anche questo racconta, in fondo, di come il calcio sia stato risucchiato nella realtà di tutti.