Juve, Khedira e Matuidi totem nazionali: così Sarri sceglie le mezzali vintage

Khedira e Matuidi con Pjanic e Dybala. Getty

I due 33enni sul tetto del mondo nel ‘14 e ‘18 sono ancora di moda: titolari col Milan. A centrocampo battuti i rivali Ramsey e Rabiot

La Signora sperimenta, poi finisce sempre per affidarsi a quei due saggi campioni del mondo: Sami Khedira e Blaise Matuidi, usato sicurissimo a dispetto degli anni. E a dispetto degli acciacchi: uno ha dovuto “pulire” il ginocchio sinistro, l’altro ha combattuto da vicino contro il coronavirus. La battaglia della mezzali l’hanno vinta loro, così contro il Milan venerdì Sarri rilancerà il professore tedesco e il maratoneta francese. Un pensatore e un corridore.

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Pirlo, Nakamura e 9 anni di A. Poi fallimento e risalita. Reggina, bentornata

Andrea Pirlo e Roberto Baronio, volti della Reggina nella prima stagione di Serie A, 1999-2000. Ap

A cavallo tra gli anni Novanta e Duemila il miracolo costruito da Foti, con un Granillo sempre pieno e il ponte col Giappone. Cinque anni fa il club scompare e riparte dalla D. Nel 2019 la svolta con i soldi di Gallo

Maestrelli e Scala, Pirlo e Baronio, il Giappone di Nakamura, Calciopoli e il fallimento, Denis e Reginaldo. A Reggio Calabria ne hanno viste tante ma mai si sarebbero immaginati di festeggiare sul corso Garibaldi, tappezzato d’amaranto, una promozione a tavolino in piena pandemia.

La Federcalcio umilia la Lega di A: una vittoria che sa di sconfitta

Gabriele Gravina, presidente Figc. Ansa

La giornata di ieri stimola la sempre più forte spinta indipendentista dell’organismo dei club rispetto alla Federazione

E se la sbandierata vittoria di oggi divenisse la sonora sconfitta di domani? Perché non può mai essere considerata una vittoria una scelta del sistema calcio, ma potremmo semplicemente dire Federcalcio, che umilia la Serie A, motore economico di quel sistema.

Ieri in Consiglio federale è avvenuto qualcosa di talmente eclatante da rafforzare non solo la solita idea che la Serie A debba avere un peso specifico maggiore rispetto al risicato 12 per 100 attuale nelle decisioni, ma addirittura a stimolare la sempre più forte spinta indipendentista della Lega rispetto alla Federazione seguendo il modello inglese.

Dybala: “Felice alla Juve, ma a chi non piacerebbe il Barça? Il rinnovo non dipende solo da me”

Paulo Dybala. Getty

La Joya alla Cnn: “Sarebbe bello giocare con Messi, ma anche a Torino non siamo messi male a campioni. Nuovo contratto? Aspettiamo”

Paulo Dybala veleggia ormai stabilmente tra le star del calcio mondiale. E non stupisce quindi che anche un colosso come la Cnn si interessi a lui. L’argentino ha parlato ai microfoni dell’emittente americana: “Sono felice di essere alla Juventus, adoro quest’ambiente che mi dà tanto affetto. Ho grande stima del club, un buonissimo rapporto col presidente e potremmo rinnovare il contratto che scade tra un anno e mezzo. Ma ovviamente dipende anche dalla Juventus.

Per ora non c’è nulla sul prolungamento, visto anche quanto accaduto col coronavirus. Ma altri calciatori hanno rinnovato. Aspettiamo e vediamo. L’anno scorso sono rimasto: mi avevano cercato Manchester United, Tottenham e Psg, ma sono rimasto per non lasciare un brutto ricordo dopo la stagione negativa”.

Marotta: “La mia Inter vuole tutto”

Beppe Marotta, a.d. Inter. Getty

Parla l’a.d. nerazzurro: “Vorrei una Serie A sul modello Premier, con autonomia gestionale e regolamentare. Chiesa ci piace, ma la Fiorentina chiede tanto. Tonali? Si può”

La faccia è astuta, sorniona, “anche se abbiamo appena finito di prendere gli schiaffi”. Sì perché c’è stato giusto il tempo di un toast, per Beppe Marotta, tra la fine del Consiglio Federale e l’inizio dell’intervista con la Gazzetta.

Demme-Ruiz-Zielinski: il progetto di Gattuso riparte forte dal trio di centrocampo

Diego Demme, 28 anni. Lapresse

Il Napoli sta costruendo il futuro partendo dalla mediana. E il confronto con i centrocampi azzurri degli ultimi anni dice che…

La concretezza, sicuramente. Ma se all’essenzialità ci si aggiunge anche la qualità, allora l’equilibrio è garantito. Caratteristiche che sono facilmente riscontrabili nel centrocampo del Napoli, duttile dal punto di vista tattico, che è stato completato a gennaio scorso con l’ingaggio di Diego Demme. Un inserimento necessario, che ha consentito a Rino Gattuso di riportare Piotr Zielinski e Fabian Ruiz nelle loro posizioni naturali.

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Cordoba e l’amore nerazzurro: “Per l’Inter rifiutai il Real Madrid! Giocare a Milano era il mio sogno”

Ivan Ramiro Cordoba è stato uno degli eroi dello storico Triplete dell’Inter conquistato nel 2010. Centrale di difesa con il vizio del gol, ha giocato 12 stagioni e mezza in nerazzurro, diventando un idolo per i tifosi ed anche un perno per la sua nazionale. Raggiunto ai microfoni di Sanlorenzoprimero.com, ha raccontato il suo addio al San Lorenzo e l’approdo a Milano, nel lontano 2000. Inoltre, l’ex difensore colombiano ha confessato di aver rifiutato più volte il Real Madrid.

DAL SAN LORENZO ALL’INTER – “Quando giocai l’ultima partita con il San Lorenzo, ero già in trattativa con l’Inter e tutti sapevano del mio futuro. I tifosi mi urlavano: “Ivan, non andare, facciamo una raccolta per trovare i soldi che darebbero i nerazzurri”. Fu molto emozionante. A Buenos Aires io e mia moglie ci trovavamo molto bene, ma poi l’interesse dell’Inter rese la scelta molto più facile.

RIFIUTO AL REAL MADRID – “Quando ero al San Lorenzo, il Real Madrid mi cercò e fece un’offerta importante. Il rapporto tra i due club era ottimo e mi dissero che gli spagnoli avrebbero pagato di più rispetto all’Inter e a me avrebbero offerto un contratto migliore. Io dissi al presidente che nessuno mi avrebbe fatto cambiare idea, volevo solo l’Inter”.

AMORE PER L’INTER – “Quando ero all’Inter diedi la mia parola a Massimo Moratti che sarei rimasto lì per molti anni. Il Real Madrid mi cercò ancora: quando Cambiasso arrivò a Milano da Madird, mi disse che Florentino Pérez gli aveva affidato una missione e che mi avrebbe portato in Spagna. Io dissi ancora no, volevo stare all’Inter. Non avevamo ancora vinto nulla, i titoli sono arrivati ​​dopo. Quella decisione è stata più che rimborsata, indipendentemente dai soldi che avrei ricevuto”.

Balo si ripresenta all’allenamento, il Brescia non lo sa e lo allontana

Balotelli. Ansa

L’attaccante è arrivato puntuale al centro di Torbole Casaglia, ma un addetto non lo ha fatto entrare. ll club ha fatto sapere che il motivo per cui non poteva far entrare il giocatore risiede nell’assenza dei tempi tecnici per consentire l’anticipo della chiusura della malattia

Mario Balotelli questa mattina si è presentato venti minuti prima delle 9 al centro sportivo di Torbole Casaglia e dopo un breve conciliabolo con un dipendente della società è tornato a casa. Mario, lasciando il centro sportivo, si sarebbe lasciato andare anche a una frase ironica con i giornalisti presenti: “Adesso dite che non voglio allenarmi…”.

BRACCIO DI FERRO—   La diatriba tra lui e Massimo Cellino, quindi, si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo il certificato medico per gastroenterite (che scadeva martedì 9 giugno), il ricorso del club per risolvere unilateralmente il contratto e ora la negazione della struttura per allenarsi. E adesso?

Madrid si candida per ospitare la finale di Champions. Oggi incontro Macron-Le Graet

Afp

Coronavirus: le ultime notizie dall’Italia e dal mondo legate al mondo dello sport

Gli ultimi aggiornamenti sullo sport, dall’Italia e dal mondo, legati all’emergenza coronavirus.

ORE 22.55 – FRANCIA, DOMANI MACRON INCONTRERÀ LE GRAET—   “Il Presidente della Repubblica incontrerà il Presidente della FFF sulle conseguenze della crisi Covid-19 sul calcio francese e sulle sfide della ripresa economica del settore”. Questa la nota diffusa dall’Eliseo in serata. L’incontro tra Macron e il Presidente della Federcalcio francese è in programma domani alle 17.

La ministra dello sport, Roxana Maracineanu, ha dichiarato oggi di non poter escludere l’idea di organizzare le finali della Coppa di Francia e della Coppa di Lega questa estate, assecondando i desideri della Federazione francese. Entrambe le competizioni erano arrivate alla vigilia dell’ultimo atto quando è arrivata la sospensione in Francia.

Chiesa e Tonali nel mirino: è un’Inter che vede sempre più azzurro

Barella e Sensi. Getty

Gli obiettivi di mercato confermano la tendenza iniziata con Barella, Bastoni e Sensi: dopo decenni con quasi solo stranieri i nerazzurri vogliono costruire uno zoccolo giovane e italiano

L’intervista dell’ad Beppe Marotta alla Gazzetta conferma una tendenza già in atto da almeno un anno: l’Inter vuole avere sempre più un’anima italiana. Non a caso tra i grandi obiettivi per la prossima stagione ci sono due giovani talenti azzurri come Chiesa e Tonali. Senza trascurare che in rosa ci sono già 12 elementi su 28, tra cui gioiellini del vivaio come Esposito e Pirola, un giovane che si è già preso il futuro come Bastoni, dei senatori come Candreva e Ranocchia, ma soprattutto due colonne del centrocampo della Nazionale come Barella e Sensi, arrivati appunto la scorsa estate.